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TRAUMI DENTALI

La letteratura scientifica è concorde nel sostenere che i traumi dentali sono più frequenti tra i 9 e 24 mesi (riconducibili alla deambulazione non corretta) e tra gli 8 e i 16 anni (durante i giochi di gruppo).

Alcuni autori mettono in evidenza una diminuzione della frequenza nell’età adulta: in questi soggetti i traumi dentali sono più severi.


I denti più colpiti sono gli incisivi centrali superiori, al secondo posto gli incisivi laterali superiori, al terzo posto gli incisivi inferiori ed infine tutti gli altri denti.

I traumi dentali sono più frequenti nei soggetti che hanno gli incisivi “proinclinati” (sporgenti) e in quelli che praticano sport da contatto: nel primo caso si consiglia un trattamento ortodontico per correggere la posizione degli incisivi, nel secondo caso lo sportivo deve rivolgersi al dentista per farsi costruire un apparecchio idoneo a proteggere i denti durante l’attività sportiva.


Il paziente traumatizzato deve essere sottoposto all’anamnesi (domande relative al suo stato di salute e al trauma), all’esame obiettivo (ispezione del volto e della cavità orale) e all’esame radiografico.

Classificazione dei traumi dentali

Frattura coronale senza esposizione della polpa:


se si tratta di dente deciduo è sufficiente eliminare i margini taglienti

se si tratta di dente permanente si restaura la corona con materiale composito

o si riattacca il frammento se questo è stato ben conservato (in soluzione fisiologica o nella saliva o nel latte in frigorifero).


Frattura coronale con esposizione della polpa:

in un dente deciduo si attua il trattamento endodontico e la ricostruzione al fine

di mantenere lo spazio utile all’eruzione del dente permanente

in un dente permanente con apice chiuso si pratica la terapia canalare

in un dente permanente con apice aperto si mette in atto la pulpectomia (si rimuo

ve dal canale il fascio vascolonervoso), l’apecificazione (si introduce nel canale

un materiale utile a formare uno stop dell’apice ) e successivamente il sigillo del

canale.


Frattura radicolare

se a carico di un dente deciduo si rimuove solo la corona perché la radice si

riassorbe da sola

in un dente permanente se la frattura è vicino alla corona si devitalizza e si

“protesizza”, se lontana dalla corona si può bloccare il dente (aiutandosi con fili

ortodontici e composito) o si deve ricorrere all’estrazione.


Lussazione (perdita dei corretti rapporti tra il dente e la cavità che l’accoglie)

se avviene a carico di un dente deciduo questo si deve bloccare per permettere

una corretta eruzione del dente permanente

se la lussazione interessa un dente permanente oltre al bloccaggio spesso si

ricorre al trattamento “endodontico” durante il quale si dovrà porre attenzione

alla maturità dell’apice.


Avulsione (l’intero dente non è più nella sua sede)

se riguarda un dente da latte non viene reimpiantato perché si potrebbe danneggiare il dente permanente.

se si tratta di un dente permanente il successo del reimpianto è in funzione al tempo di permanenza del dente al di fuori della sua cavità e alla conservazione (in una soluzione fisiologica o nella saliva o nel latte in frigorifero).

Ci sono buone probabilità di successo se viene reimpiantato entro un’ora dal

trauma, scarsissime possibilità dopo le 24 ore.

I denti trapiantati saranno sottoposti a trattamento “endodontico”.

Se l’avulsione si accompagna a frattura dell’alveolo (cavità che accoglie il dente)

è sconsigliabile il reimpianto.

Nel caso in cui non si possa reimpiantare il dente si ricorrerà prima ad una protesi

mobile e poi alla riabilitazione tramite impianto o protesi tradizionale fissa.


Concludo consigliando una visita ortodontica al fine di correggere i rapporti tra gli

incisivi e le basi ossee (ricordando che i traumi sono più frequenti nei soggetti con

questi denti “pro inclinati”) e l’utilizzo di “paradenti” a coloro che praticano sport

da contatto.

by Dott. Vittorio Scornavacche

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BOCCA SECCA

Bocca secca o xerostomia è un sintomo che può non essere accompagnato da iposalivazione (riduzione della saliva) anche se questa è la causa principale. È lamentata maggiormente dalle donne e con l’avanzare dell’età.

Le cause principali della riduzione salivare sono:
  • il diabete
  • la depressione
  • la respirazione orale
  • l’artrite reumatoide
  • la radioterapia
  • l’uso di alcuni farmaci (sedativi, antidepressivi, antistaminici, antipertensivi)
La saliva svolge molteplici funzioni:
  • dà il via alla digestione
  • facilita la deglutizione
  • svolge attività antimicrobica
  • riduce l’incidenza di carie
  • riduce l’incidenza di gengiviti
  • facilita la fonazione
All’iposalivazione si associano:
  • secchezza della bocca e delle labbra
  • bruciore della lingua
  • alitosi
  • difficoltà a deglutire i cibi solidi

Prima di ricorrere all’ausilio di alcuni prodotti venduti in farmacia (contenenti enzimi salivari) si deve consultare un medico.

by Dott. Vittorio Scornavacche

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SIGILLATURA

È una procedura eseguita dal dentista e consiste nell’applicazione di una resina nei solchi dei premolari e molari.

Dopo aver pulito il dente, nei solchi viene applicata una resina fluida che si trasforma in resina dura tramite l’utilizzo di una lampada “fotopolimerizzante”.
Il materiale sigillante applicato nei solchi, pur resistendo alla normale masticazione, deve essere sottoposto a controlli periodici perché la protezione è temporanea: essa tende a consumarsi nel corso degli anni.
L’applicazione sui primi molari definitivi si esegue attorno ai 6-7 anni, sui premolari tra i 10 e i 12 anni, sui secondi molari tra i 12 e i 14 anni.
Anche se la sigillatura aiuta a prevenire la formazione della carie nei solchi, è comunque indispensabile l’uso costante dello spazzolino e del filo interdentale.

In occasione della visita di controllo semestrale, si verificherà l’integrità del materiale applicato.

by Dott. Vittorio Scornavacche

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GENGIVITE E GRAVIDANZA

Il termine gengivite significa: “infiammazione dei tessuti gengivali”.

Le gengive sane sono di colore roseo, quando invece sono infiammate si presentano tumefatte, di colore rosso-violaceo, sanguinano facilmente (anche solo al contatto con lo spazzolino da denti) ed emanano un cattivo odore (alitosi).
L’eziologia (causa) di questa patologia, detta anche parodontite, è quasi sempre la placca batterica.
Altre cause possono essere: le malattie debilitanti, il fumo, gli alcolici e i cambiamenti ormonali.
In merito a questi ultimi si deve prendere in considerazione la gravidanza.
Durante la gestazione si ha un aumento degli estrogeni responsabili di un incremento di quei batteri del cavo orale che sono causa dell’insorgenza della parodontite gravidica.
Questa si può tenere sotto controllo aumentando l’apporto delle vitamine A e C (utili a tonificare le pareti dei vasi sanguigni), utilizzando spazzolini da denti morbidi e filo interdentale, e sottoponendosi a frequenti sedute di detartrasi e curettaggi.

In gravidanza i trattamenti odontoiatrici sono utili e non comportano alcun rischio per la salute del bambino.

by Dott.ssa Anna Tomasello

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DENTI E CEFALEA

Nella popolazione è in continuo aumento il numero di soggetti che lamentano cefalea, dolori alle articolazioni temporomandibolari e dolori alla colonna vertebrale.

I soggetti vittime del “mal di testa” si recano prima dal medico di base e poi dal neurologo.
Una percentuale di questi, dopo essere stati trattati senza successo con le terapie mediche, vengono inviati ai dentisti.
Quando si presenta alla nostra osservazione un paziente che lamenta cefalea è indispensabile raccogliere un’anamnesi prossima e remota.
Dopo l’anamnesi si sottoporrà il soggetto a visita: ispezione del volto e delle arcate dentarie, palpazione dei muscoli masticatori e delle articolazioni temporomandibolari (A.T.M.), auscultazione dei rumori delle A.T.M., che possono essere auscultati (con il fonendoscopio) chiedendo al paziente di aprire e chiudere la bocca.
Per facilitare la diagnosi ci si avvale della radiografia dentaria panoramica, della risonanza magnetica nucleare e della pedana posturometrica.
I pazienti affetti da cefalea spesso sono soggetti ansiosi e sovente presentano rapporti alterati tra le arcate ossee e dentarie. L’ausilio odontoiatrico consiste nella prescrizione di placche occlusali e di trattamenti ortodontici per coloro che non hanno una corretta chiusura delle arcate dentarie.
La placca occlusale o bite è un apparecchio ortodontico rimovibile.
Questa può essere di svincolo o di riposizionamento.
La prima consente il rilassamento muscolare, mentre la seconda permette corretti rapporti tra le arcate dentarie e delle articolazioni temporomandibolari.

I pazienti spesso traggono beneficio dall’uso del bite.

by Dott. Vittorio Scornavacche

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CANINO INCLUSO

Un dente si considera incluso quando nel periodo dell’eruzione fisiologica non è visibile ed è inglobato nell’osso.

L’assenza del canino altera l’estetica del sorriso e non permette la protezione dei premolari e molari nei movimenti di lateralità.
Le cause più frequenti sono: mancanza di spazio in arcata, traumi dei denti decidui, assenza o iposviluppo degli incisivi laterali.
L’inclusione si sospetta quando il controlaterale è già erotto da almeno sei mesi e si conferma con un esame radiografico.
L’inclusione del canino spesso determina una malposizione dell’incisivo laterale e a volte causa il riassorbimento radicolare dell’incisivo laterale.

L’ortodonzia e la chirurgia orale consentono di portare in corretta posizione la maggior parte dei denti inclusi.

by Dott. Vittorio Scornavacche

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STOMATITE AFTOSA

Le afte costituiscono una delle patologie più frequentemente riscontrate in stomatologia .

Il termine “afta”, derivante dal greco “àphtai” (ulcera), è in genere riferito alle lesioni mucose di tipo ulcerativo del cavo orale, caratterizzate da intensa sintomatologia dolorosa.
Le afte possono tuttavia interessare anche altri distretti come i genitali, la cute e l’occhio, e possono recidivare nello stesso soggetto.
La frequenza dei casi di stomatite aftosa raggiunge una percentuale che va dal 20 al 50 percento della popolazione, secondo le diverse casistiche.
Le cause dell’insorgenza sono sconosciute. Spesso appaiono in soggetti con scarsa igiene orale, durante o dopo un periodo di stress, a seguito dell’assunzione di farmaci o dopo l’abuso di alcuni alimenti (cioccolato, formaggio, arachidi e spezie), nei portatori di dentiera, durante la gravidanza, nel periodo mestruale.
Provocano dolore ed una sensazione di bruciore. I sintomi si possono attenuare utilizzando anestetici locali, oppure i classici rimedi della nonna (gargarismi con acqua e sale o con acqua e bicarbonato di sodio) e altri prodotti facilmente reperibili in farmacia.

In genere le ulcere guariscono spontaneamente nell’arco di tre o quattro settimane: qualora ciò non avvenisse, e prima di utilizzare qualsiasi farmaco, è necessario consultare un medico che verificherà la reale natura della lesione.

by Dott.ssa Anna Tomasello

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DENTI DRITTI E SALUTE. SIN DA PICCOLI

Possiamo ridurre l’incidenza di molte malattie mettendo in pratica la prevenzione fin dai primi anni di vita. Un apparato del nostro corpo che può essere sottoposto a controllo con una semplice visita è quello stomatognatico: bocca e denti.

Una malocclusione che non viene trattata precocemente può contribuire all’instaurarsi, in età adulta, di danni cronici sia locali che a distanza dal distretto oro-facciale.
Molti oggi conoscono la parola ortodonzia, cioè “denti diritti”.
E’ più corretto parlare, però, di ortognatodonzia, termine derivante dal greco che significa “corretta posizione dei denti e delle ossa mascellari”: mascella e mandibola.
I denti e le basi ossee da cui erompono assumono tra loro dei rapporti definiti di prima, seconda e terza classe.
Ai miei pazienti, per fare comprendere la suddetta classificazione, faccio l’esempio di una pentola e del suo coperchio.
Il coperchio rappresenta la mascella e la pentola la mandibola.
  • Se il coperchio è leggermente più grande della pentola, il paziente è in prima classe.
  • Se il coperchio è più grande della pentola, il paziente è in seconda classe.
  • Se il coperchio è più piccolo della pentola, il paziente è in terza classe.
E’ utilissimo, ai fini della prevenzione, fare conoscere il dentista ai propri figli già nei primi anni di vita e in occasione per esempio di una visita di controllo periodica (a cui tutti dovremmo sottoporci!).
Il bambino, incuriosito dal “giro in giostra” che hanno fatto i genitori sulla poltrona del dentista, vorrà salire in braccio a mamma e papà (per fare su e giù!) e successivamente ci chiederà di fare il “giro in giostra” da solo. Dobbiamo conquistare la sua fiducia e solo così riusciremo a mettere in pratica l’ortognatodonzia intercettiva.
Anzi, a volte i piccoli sono così rilassati che non è infrequente che si addormentino durante la visita.
Contemporaneamente ai genitori si deve far comprendere come una malocclusione può condizionare negativamente importanti funzioni come la digestione, la deglutizione, la fonazione, la respirazione e la postura.
La bocca è il primo tratto dell’apparato digerente e i denti ben posizionati ci consentono di iniziare a digerire il cibo correttamente.
Ricordiamo che l’estetica va a braccetto con la funzione e un bel sorriso conquista sempre gli altri.
I muscoli dell’apparato stomatognatico e i denti ben posizionati contribuiscono ad una corretta deglutizione.
Questa nei primi anni di vita si definisce “atipica” (o infantile) e poi “tipica”.
Nella deglutizione “atipica” la lingua viene portata avanti tra le due arcate ossee per la suzione.
Questa deglutizione, dai tre ai sette anni, deve essere sostituita da quella tipica, nella quale la lingua si porta verso il palato ed i denti debbono entrare in corretto contatto.
La corretta occlusione permette anche una corretta fonazione: un esempio è il difetto di pronuncia del fonema “S”, detto sigmatismo e si verifica per assenza o malposizione degli incisivi superiori ed inferiori.
L’apparato stomatognatico è in stretta connessione con le prime vie aeree che se nei primi anni di vita sono ostruite, costringono a respirare a bocca aperta e non permettono un corretto sviluppo del mascellare superiore e in conseguenza una corretta occlusione.
Infine i rapporti non corretti tra le arcate ossee e dentarie possono contribuire all’instaurarsi di una scorretta postura: atteggiamento che assume il corpo da fermo o durante il movimento.
Una grave malocclusione può causare una sofferenza dei muscoli masticatori, dei muscoli del collo e degli altri distretti muscolari fino a giungere ad un’alterazione dell’equilibrio di tutto il corpo.

Giunti a tale situazione il paziente dovrà ricorrere all’ausilio di più specialisti: ortodontista, gnatologo, osteopata, otorinolaringoiatra, neurologo e a volte dovrà ricorrere all’aiuto dello psicologo.

by Dott. Vittorio Scornavacche

Abbiamo scritto anche sul quotidiano La Stampa

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